Villa e Teatro

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La Villa Aldrovandi-Mazzacorati che ospita il Teatro

 

Nel 1760 il Conte Gianfrancesco Aldrovandi, rimasto orfano di padre,  per diritto di primogenitura, oltre a  tutte le altre proprietà,  ereditò “il Palazzo a Camaldoli” posto nella campagna bolognese,  dove gli Aldrovandi trascorrevano i mesi estivi.

Posto su una posizione pedecollinare, il Palazzo era ben visibile dalla strada col suo aspetto imponente, forse cinquecentesco, quasi castello-fortilizio contornato da alte mura di cinta.

Gianfrancesco ( 1728-1780), conte, senatore, gonfaloniere, brillante libertino, Pastore Arcade col nome di Teseio Diodoro, sposatosi in quello stesso anno con la nobildonna Lucrezia Fontanelli, figlia del letterato modenese Vincenzo Fontanelli presso il quale egli aveva abitato per sfuggire a nozze non gradite a Bologna, pose mano al rifacimento dell’intero palazzo per farne una dimora più confortevole e degna di ricevere nobili, letterati, rappresentanti politici e non. Fra tutti i progetti di ristrutturazione preferì quello dell’architetto Francesco Tadolini che si avvalse dell’opera del fratello  Petronio, plasticatore, autore degli stucchi  della galleria passante.

Il Tadolini fra il 1770 e il 1772 portò a compimento la facciata con il solenne pronao esastilo per sottolineare l’importanza dell’entrata principale.

Altri prestigiosi artisti  vi lavorarono, soprattutto per i decori di cui conosciamo i nomi : Vittorio Maria Bigari, Antonio Beccadelli, Giuseppe Marchesi, Prospero Pesci, Filippo Balugani per le statue della facciata e e delle decorazioni a stucco dello scalone, putroppo andate perdute, mentre il Basoli ed il Palagi intervennero successivamente chiamati dal figlio di Giovanfrancesco, Carlo Filippo (1763-1823).

Il Palazzo “ a Camaldoli “ venne sopraelevato di un piano e all’intero complesso si appoggiò, sulla facciata principale, l’elegante colonnato ad anfiteatro, coronato dalle due barchesse laterali che ingentilirono l’insieme e che servirono anche ad occultare agli occhi le casupole e i ricoveri degli animali e delle attrezzature per il lavoro dei campi.

Per emulare l’amico Conte, attore, commediografo  Francesco Albergati che nella Villa di Zola Predosa possedeva un magnifico Teatro stabile, andato perduto durante la 2° guerra mondiale, Gianfrancesco, attore, che si dilettava nello scrivere poemetti arcadici, non di grande valore artistico in verità, col fervore di letterato e ricco delle letture di Voltaire importate e tradotte dal suocero, realizzò nell’ala sinistra della Villa un Teatro stabile che può considerarsi il più pregevole e ben conservato esempio di Teatro privato in Villa settecentesca della nostra Regione, il migliore in assoluto per l’acustica.

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Il Teatro Storico

Fu inaugurato il 24 settembre del 1763 con la tragedia di Voltaire “ Alzira” interpretato dai nobili stessi.

E’ un Teatro a tutti gli effetti in scala ridotta : doppio accesso dall’esterno ed una uscita che lo collega con i saloni interni , palcoscenico sopraelevato, retropalco, attrezzeria e foyer.

La sala è rettangolare, circondata da due ordini di balconate con andamento ad “ U”. Le 24 eleganti sculture fra telamoni e cariatidi fungono da abbellimento alle strutture portanti delle balconate e, all’epoca, fungevano da tedofori per l’illuminazione e venivano abbellite da ramoscelli e  ghirlande.

Ogni scultura, la cui parte terminale è a forma di tritone, è diversa dall’altra e 4 di esse che terminano  colonna, hanno  un cesto posato sulla testa, forse per essere riempito con frutta e frasche.

La balconata superiore presenta una porta che collegava con le stanze private della famiglia.

Ora questo collegamento non è  più possibile poiché la ricostruzione dell’ala laterale, resasi necessaria dopo la guerra in seguito a danni subiti dai bombardamenti aerei, ha dissestato il pavimento ricostruito, sopraelevandolo di qualche metro e rendendo così quasi inaccessibile la balconata.

Le pareti laterali della platea sono affrescate a “ trompe l’oeil” con putti e ghirlande per suggerire l’impressione di essere in un giardino fiorito, mentre le due pareti laterali, di fondo, rappresentano scene di caccia tanto in voga nel ‘700.

Tutto ciò è l’ultima espressione di una influenza barocca ormai in via di superamento.

Ed ecco il salto di stile : le pareti delle  due balconate superiori sono abbellite da affreschi in pieno stile neoclassico, imperiale: è tutto un susseguirsi di puttini che campeggiano entro medaglioni con nodi d’amore.

I venti dell’illuminismo di cui si è arricchito Gianfrancesco durante il suo soggiorno presso il futuro suocero,  hanno preso il sopravvento.

Dopo la morte di Carlo Filippo, avvenuta nel 1824, la Villa rimase chiusa per alcuni anni poi passò a Giuseppe Mazzacorati; che non apportò modifiche sostanziali all’edificio ma si limitò a fare scrivere il suo nome sul timpano e mettere le sue insegne.

Alla fine del 1800 la villa venne acquistata dalla famiglia Sarti  che la cedette nel 1928  ai Fasci di combattimento da cui la Villa venne adibita a soggiorno estivo per bambini gracili.

Poi la Villa venne trasformata in  ospedale tisiatrico; negli anni ’70 fu  sede dell’anagrafe. Si trovò poi che la proprietaria di tutto il complesso  era l’Azienda USL; ora ne è la Regione.